Close

Not a member yet? Register now and get started.

lock and key

Sign in to your account.

Account Login

Forgot your password?

OSSIGENO OZONO – TERAPIA E CONFLITTO DISCO-RADICOLARE

Il quadro sintomatologico del paziente non è dato solo dalla pura presenza della cosidetta ‘ernia del disco‘, ma deriva principalmente dall’instaurarsi di una situazione di ‘conflitto‘ in uno spazio chiuso e limitato, tra la radice nervosa spinale e l’introflessione, nel canale spinale, della massa discale.

Bisogna immaginare l’insieme di tutte le vertebre sovrapposte e dei dischi intersomatici come l’unione inscindibile di due strutture: una anteriore portante ed una posteriore contenente il tessuto nervoso. E’ appunto la valutazione dei due sistemi che dovrebbe far giudicare il trattamento d’elezione con l’ossigeno-ozono terapia.

Dal punto di vista della struttura nervosa, il quadro si presenta così: un canale centrale interno alle vertebre, in cui, dorsalmente, la parete è costituita dalle lamine e dai legamenti gialli, lateralmente, dai peduncoli e dai forami di coniugazione, da cui le radici dei nervi periferici fuoriescono (e tale struttura, pseudoconica, si comporta, a sua volta, come un canale chiuso) e, ventralmente, dal legamento longitudinale posteriore (solo centralmente) e dal susseguirsi della faccia posteriore dei corpi e dei dischi interposti. La diminuzione di spazio, dovuta ad aumento del volume occupato dal materiale discale che per patologia si sposta dalla sua sede (ernia o protusione), unito alla sua consistenza, si ripercuote sul tessuto più tenero, che è appunto quello nervoso.

Dal punto di vista biomeccanico, la colonna vertebrale è, quindi, un insieme di due strutture: una anteriore, principale, portante, e l’altra posteriore, con funzione di aiuto e guida ai movimenti della colonna interessata. Nella struttura anteriore, sono inseriti, con funzione di assorbimento ed ammortizzamento idroelastico, i dischi intersomatici. Tali dischi sono estremamente importanti per la funzione di tutta la colonna ed, ovviamente, sopportano un carico crescente dalla prima vertebra cervicale all’ultima lombare. Il disco deve essere immaginato come un trasformatore di pressione, in tensione tale da potersi adattare alle variazioni di carico, in modo normalmente adeguato. La tensione è scaricata verso l’esterno del disco in senso radiale.

Da queste premesse appaiono chiaramente due fatti: 1) la importanza biomeccanica della struttura discale, 2 ) la possibilità di espansione centrifuga di tale struttura (più facile, per ragioni anatomiche,sul lato posteriore) che, quindi, tende a uscire con relativa facilità dalla sua sede naturale e a posizionarsi sulle strutture nervose, irritandole e producendo il ‘conflitto radicolare’ da cui siamo partiti.

Le tecniche di risoluzione di questo problema, diffusissimo ed invalidante, con l’ uso dell’ossigeno-ozono sono molteplici. Ma alcune di loro (chemio-nucleolisi, discectomia percutanea o nucleosuzione automatizzata, micro discectomia, tecniche ‘tradizionali’ ed, ahinoi, altre ‘personalizzate’), non agiscono sul conflitto discoradicolare, ma solo sulla componente discale.

Si preferisce, pertanto la tecnica con iniezione paravertebrale associata alla Grande autoemotrasfusione ed ad una Fisiokinesi terapia mirata e personalizzata.

In questo modo, indubbiamente più lento, ma decisamente meno invasivo e più fisiologico, si agisce su entrambe le componenti dell’infiammazione, riducendo contemporaneamente la componente conflittuale e l’infiammazione. Contestualmente si mantiene inalterata la statica vertebrale ‘acquisita’ senza interferirvi. Si riducono le recidive drasticamente e si può utilizzare nelle Persone già sottoposte a terapia chirurgica.

La metodica è estremamente semplice e sicura e, per attuarla, non occorrono ambienti specializzati, ma basta disporre di uno studio adeguato e di competenza.

Ne diamo una sommaria e sintetica descrizione.

Sia per la regione cervicale, che per la regione lombare, è meglio (non indispensabile) avere il paziente in posizione prona, o sul lettino dello studio medico, o sul letto domiciliare del Paziente. Dopo aver riempito la siringa, infilandone il cono a pressione nell’apposito ugello

dell’apparecchio, tenendo il cono rivolto verso l’alto, vi si inserisce l’ago, che può essere un normale 21-23 G, o, per Pazienti molto obesi, il 20 G da tre pollici. Non vi è nessuna differenza, nè vantaggio, ad usare aghi spinali.

Nella regione interessata,a circa due dita dalla cresta delle apofisi spinose, si praticano due iniezioni simmetriche; lo scopo della simmetricità è quello di assicurare una diffusione ottimale dell’ossigeno-ozono. Tale diffusione avviene, a quanto è stato osservato mediante TAC, dal muscolo al canale spinale, attraverso i forami di coniugazione e, meno, attraverso i legamenti gialli.

Pertanto, la durata della seduta è assai breve; normalmente, meno di cinque minuti. La prima seduta è la più fastidiosa: ciò si spiega con il fatto che, in seguito alla prima iniezione, il gas deve “farsi strada”, per la prima volta, attraverso i tessuti interessati; comunque, tale dolore dura dai due ai cinque minuti.

Il numero di sedute è di otto-dieci sedute per il tratto cervicale e dodici sedute per quello lombare. La risposta è assolutamente individuale, alternandosi immediati miglioramenti a decise resistenze terapeutiche che richiedono un numero maggiore di sedute. Ciò, comunque, non è un difetto, data l’innoquità del metodo, ma, al contrario, un vantaggio, permettendo di adattare la terapia ad ogni particolare situazione fisiopatologica dei Pazienti in trattamento.

Avere, oggi, la possibilità di risolvere casi, anche complessi, di conflitti disco-radicolari, in maniera del tutto innocua ed efficace, anche in alcuni casi apparentemente ‘impossibili’ alla chirurgia, con spesa risibiile, basterebbe per incoraggiare e giustificare quanto più possibile l’uso dell’ossigeno-ozonoterapia in questa indicazione.

Ti piace l’articolo? Condividilo!!