Lettera a Plinio
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Lettera a Plinio

Lettera a Plinio
 

 

LETTERA A PLINIO

 

Da uomo di scienza, da modesto storico, da indomito curioso culturale ho provato una forte emozione nel leggere questa ‘Lettera a Plinio’ al punto di pubblicarla, in anteprima assoluta, sul mio sito e condividerla con tutti voi. La morte di Plinio il Vecchio, il più grande naturalista di tutti i tempi, accaduta durante l’eruzione del Vesuvio del 79 a.C.,  è avvolta nel mistero e nel mito.

”Pensagini di un asino folle” è un libro scritto da un Personaggio complesso di nome Mario Scetta. Medico, poeta, storico, pittore e marinaio. E mi fermo. Il libro ad oggi è stato presentato in anteprima a Roma, nell’ambito di una straordinaria giornata culturale,  presso il Caffè Letterario e, nei prossimi mesi verrà presentato al Pubblico. Nel darmi, a sorpresa la parola il giorno dell’anteprima letteraria, ho detto di lui che l’amicizia è il più bello dei sentimenti perché non è mera traduzione o astrazione della vita, è la vita stessa.

Maestro,

ho letto più volte la lettera del Vostro nipote. Ho raccolto ogni testimonianza dei Vostri ultimi giorni di vita.

Sono risalito tante volte sulle colline di Miseno ad osservare il Vesuvio.

Da una di quelle anche Voi osservaste il “Vesuvius” quel pomeriggio d’ agosto.

Ricostruisco le sequenze di quegli eventi drammatici con lucidità quasi surreale. Rivedo i volti, gli occhi persi, sento le voci,  le grida di tanta gente.

Occhi e grida di sempre.

A Voi, Maestro, ho dato un volto, severo e rassicurante, una voce roca e profonda. Vedo le Vostre vesti moderne, i calzari. Forse, accanto a Voi, un cane di cui nessuno ne parla ma che, sono certo, vi accompagnava anche in mare.

Nell’ aspetto le cinquantasei primavere e l’ autorevolezza del capo. Nel cuore, forse un amore (Rectina). Riesco ad immaginare ogni cosa ma mi sfugge quella verità che solo Voi conoscete. Verità che mi tormenta e che mi affascina. Perciò, Maestro, se potete, rispondete almeno ad una domanda, una soltanto. Non interesserà a molti ma per me è essenziale.

Qualunque sarà la Vostra risposta, la accetterò senza né commenti, né stupore anche se vorrei che Voi rispondeste con un pensiero che potrà anche non essere la verità, ma che vorrei che fosse.

Talvolta, commettendo un errore grave, giudichiamo per ciò che desideriamo o ci immedesimiamo in personaggi che ci affascinano, che amiamo. Desideriamo rivivere eventi e circostanze allontanandoci dalla realtà, condizionati dall’immaginazione che lenisce il dolore, alimenta la bontà, genera il coraggio e che enfatizza, fino a distorcerla, persino la storia.

Ma con Voi, Maestro, non è così. Forse la storia non è stata del tutto veritiera nei Vostri riguardi e gli storici non sempre hanno compreso l’ essenza del Vostro pensiero. O, forse, non potevano comprenderlo nella sua essenza. E così penso, Maestro, alle ultime ore della Vostra vita che hanno innalzato la Vostra storia fino al mito ma, più per ciò che colpisce l’ immaginario della gente, che per l’essenza di un epilogo ineluttabile.

Mi sono immedesimato nella Vostra vicenda, mi sono mischiato alla gente, ho rivisto i luoghi che vedeste Voi, gli stessi di oggi. Ho cercato e provato emozioni. Ho tentato di capire il senso e il significato delle Vostre decisioni: dello studioso, del naturalista, del capo, dell’ uomo che soccorre gli altri.

“ Deus est mortali iuvare mortalem et haec ad aeternam gloriam via ”.

Aiutare da uomo mortale gli altri mortali, questo è l’ unico modo di essere Dio ed è la sola via di procurarsi gloria eterna.

Perciò, Maestro, non voglio enfatizzare la Vostra persona, che non ha bisogno di enfasi ma auspicio che la Vostra risposta confermi non una fine coraggiosa da personaggio mediocre, ma una scelta tanto più razionale per Voi quanto più irrazionale e incomprensibile per tanti.

L’ evento stesso, così drammatico e tumultuoso ha rappresentato una sorta di opportunità irripetibile. E, tutto ha concorso a caratterizzare l’ epilogo non di una vita, ma di una scuola di pensiero.

Il luogo, battezzato “ flegraios ” dai Greci, pervaso dalla sacralità della Sibilla cumana, ridondante di naturalità, di fascino. La scena ricca di una moltitudine di personaggi, soldati, marinai, nobili e schiavi, mercanti e pescatori; una flotta, la più potente del mondo. Ma, anche la Vostra scarna famiglia; la Vostra frugalità. Il bagno freddo dopo tanto sole. Sì, i Vostri bagni di sole. “ Sol remediorum maximum ”. Quel sole che amavate sentire bruciare sulla Vostra pelle, che Vi penetrava nel sangue, fino all’ anima.

Insomma, la Vostra figura così schiava e severa ma, al tempo stesso, decisa e altruista che domina una scena complessa. L’ icona del vero capo, di colui che serve.

Ho immaginato la concitazione della partenza. I curiosi, i paurosi. Le invocazioni agli Dei. Gli ordini dei comandanti che si propagano sulle acque calme del porto. L’ incredulità e la fiducia dei Vostri marinai. La fretta.

Erano circa le sedici quando la Vostra nave, sospinta dal grecale, uscì dal porto e salutò lo scoglio di Miseno che incantò Voi, che incantò Virgilio, che incanta chi vuole essere incantato ancora oggi. Seguirono, precedute dalle agili liburne, le belle e possenti quadriremi con la prua rivolta al Vesuvius per scomparire dietro l’ isolotto di Nisida.

Ho sentito il battito di remi sempre più cadenzato e le voci dei marinai divenire sempre più fioche e rare, fino al silenzio. Ho immaginato le navi lungo le coste di Pompei e poi di Stabia già coperte di cenere e pomice in una atmosfera surreale, illuminate dalla poca luce del tramonto. Il mare sempre più agitato. I bagliori e i boati del vulcano. Un Inferno!

Un inferno nel quale sguardi, paure, morte, esalazioni, incredulità, non consentivano più ai pensieri di esternarsi, di tramutarsi in parole, in pianto.

Nemmeno di invocare aiuto.

Ma conta poco.

“ Domina te stesso ”era il Vostro motto: la sintesi del Vostro credo. Di fronte alla paura doveva prevalere la sicurezza per infondere fiducia negli altri.

Un inferno. Ma, conta poco!

Altri hanno vissuto drammaticità simili; altri si troveranno in circostanze, forse, ancora più drammatiche. Altri si sacrificheranno; altri hanno fatto e faranno ciò che avete fatto Voi.

Ma, è della discesa sulla battigia che la storia cambia. La storia diventa la Vostra storia. Non quella di un eroe, ma quella dl filosofo, dell’ uomo di pensiero, del naturalista.

E, la Vostra morte alimenta dubbi e fantasia; rafforza il mio pensiero; dà vigore al mio desiderio.

La Vostra morte, per tutti, anche per Vostro nipote Plinio, è stata una disgrazia.

Forse sì; forse no.

In ogni caso ha avuto il pregio di creare un eroe, un mito e, in chi la possiede, una fede.

Dunque la domanda: disgrazia, protagonismo, fede, ruolo del capo?

O piuttosto, la volontà, la scelta di entrare in un sogno, in un fenomeno; di essere attore e non spettatore di un evento forte e travolgente della natura?

Di essere, insomma, un elemento attivo di quella natura che per Voi, Maestro, è l’unica realtà, se pur non divina?

Oppure per Voi, Maestro è stato il desiderio, il sogno di varcare quelle colonne oltre le quali Voi riteneste non regnare il nulla?

Vorrei chiedervi: e Dio, anzi gli Dei? Almeno uno, in questa storia compare? Vi vedo sorridere!

Dunque, Maestro, posso sperare in una Vostra risposta? Vi vedo sorridere ancora una volta. Credo che lascerete a me quella risposta.

Sappiate, comunque, Maestro, che Vi stimo per il Vostro pensiero e che Vi invidio solo se scelto e non subito.

Un vostro allievo

Un giorno di novembre 2012

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